Affetto

Posted by on gen 2, 2012 in 69 giri | 11 comments

Affetto

Arriva un momento, nella storia della vita di ogni donna, in cui il pirla della situazione, che sia quello che ci siamo scelte per pochi mesi di relazione o il padre dei nostri figli, pronuncia una frase odiosa, la frase che ha al suo interno la parola “affetto”.
Di solito lo fa al telefono, perché lui stesso, che è pirla ma non completamente avulso dal mondo in cui viviamo, sa che non potrebbe dirvi quella stessa cosa guardandovi negli occhi dato che probabilmente si sentirebbe talmente merda che non riuscirebbe ad abbassarsi abbastanza velocemente da non ricevere il vostro destro in piena faccia.

La risposta più gettonanta da parte delle donne, in anni e anni di botta e risposta che seguono il “per te provo affetto” o il “sono affezionato”, è “io provo affetto per il mio gatto” (o altro animale domestico a cui la sventurata crede, effettivamente, di essere affezionata).

Ora, diamo il giusto valore alle cose: io non provo affetto per il mio gatto. Il mio gatto fa parte della mia famiglia. Io posso essere affezionata, che ne so, a un maglione. Ecco. A un regalo che è anche un ricordo. A un luogo di villeggiatura. Capiamoci: se il mio gatto muore io piango tantissimo, se perdo l’anello che mi ha regalato la nonna mi dispiaccio tantissimo. La cogliete la differenza?

Pertanto la prima cosa che dovrebbe uscirvi dalla bocca è qualcosa del tipo “Ah, sì? E io sono molto affezionata alle mie scarpe col tacco a stiletto, e se pronunci un’altra volta in mia presenza la parola affetto ti ci affetto le palle”.

Io per ora sono stata abbastanza fortunata, non mi sono mai trovata davanti qualcuno che mi dichiarasse “affetto” mentre mi trovavo ancora in una relazione. Al limite mi è successo dopo qualche tempo, quando aveva senso dirselo, non essendoci più una valutazione di sentimenti da fare. Non vedendosi più, esattamente come il paesino dove hai passato le vacanze per gran parte della tua vita. Sai che e lì e provi affetto, se viene portato via dallo tsunami ti dispiace, ma tu non ci vivi, non ci vai da anni, è solo un ricordo, un ricordo carico, appunto, d’affetto.

Affetto è una bella parola, se la si svincola dal suo utilizzo nelle relazioni amorose.
Solo un mostro potrebbe dire alla donna con cui ha passato anni della propria vita e con cui ha costruito una famiglia “provo solo affetto”. Molto meglio un vero, sincero, doloroso “non ti amo più”, “ti detesto”, al limite anche il vecchio caro “ti voglio bene, ma”.

L’affetto fa incazzare perché prevede un dolore piccolo. Una noncuranza e una rassegnazione rispetto a quello che si può perdere e si sta, nel caso della fine di una storia, volontariamente decidendo di lasciare andare. Eppure, siccome c’è del senso di colpa, si cerca di rassicurare l’altro dicendogli che in fondo qualcosa per lui si prova ancora e che, quindi, non siamo i mostri che quello ferito vuole (o vorrebbe o vorrà) dipingere.

Invece, come vi ho già detto altrove, quando si decide di lasciare qualcuno, bisogna portarsi dietro, oltre alle valigie, anche quegli otto/nove quintali di merda che ci si merita, se ce li si merita. E non è pronunciando parole a caso che questo non accadrà. Se vi siete comportati da stronzi, ne uscirete da stronzi, è un vostro dovere. Prendetevi le vostre responsabilità. La parte lesa non siete voi. E non sarà di certo facendo una carezza sulla testa a chi resta, e manifestando tutto il vostro dispiacere, che questa si accorgerà di quale meraviglia stia lasciando andare via, anche perché la meraviglia di solito è uno che lascia la moglie all’ottavo mese di gravidanza perché ha conosciuto una diciottenne con la quale dice di aver scoperto cos’è il vero amore.

Se vi sentite così adulti da fare delle scelte che farebbe solo un adolescente, ecco, imparate anche questo: che c’è un solo modo per esprimere veramente affetto per le persone che avete amato ed è risparmiando loro di sentirvi pronunciare, una volta per tutte, la parola affetto.
Perché la rendete ipocrita e odiosa, e non se lo merita. A differenza vostra.

11 Comments

  1. La teoria vale anche a parti invertite? Io dopo vent’anni trascorsi con la mia compagna, due figli, periodi belli e meno belli, riesco a dire ti Amo senza problemi… il suo silenzio mi uccide…

    • Certo che vale anche il contrario.
      Magari per l’anno nuovo potresti dirglielo, che il suo silenzio ti uccide, intendo.
      In bocca al lupo.

  2. Mi è piaciuto questo post. E’vero. Posso postarlo nel mio blog? (ovviamente citando la fonte e il relativo lik.)

    • Certo che puoi (ovviamente citando la fonte e il relativo link).

  3. Certo! grazie :)

  4. Le donne sono maestre, nell’intridere di cattiveria una replica verbale. Il destro in faccia magari.
    Ma siamo sicuri che esiste un modo migliore di un altro per esprimere il concetto che non ti sudano più le mani quando riconosci il suo passo per le scale?
    Perchè il punto è questo: il contrario dell’amore non è mica l’odio, che allora sarebbe tutto più semplice. Il contrario dell’amore è qualsiasi altra cosa che non è amore, mi sembra. E dire “Non ti amo più” significa solo glissare su quello che è rimasto. E dire “Però ti voglio bene” espone al rischio di sentirsi rispondere Io voglio bene a mia nonna e comunque a letto fingevo.
    Tolto che lasciarsi per telefono mi sembra una piccolezza non da ridere, il senso di colpa non subentra mica solo se durante il rapporto si è stati stronzi. Subentra anche quando pur essendoti comportato degnamente, non ti sudano più le mani quando lei sale le scale e sai che quando aprirà la porta dovrai ben dirglielo, e sai che così facendo provocherai un dolore immenso e prolungato a una persona che purtroppo non odi neanche un po’. E di conseguenza ti senti una merda, anche se non ha senso. Altro che dolore piccolino. Se una persona con cui ti sei comportato degnamente non si sente una merda mentre ti sta lasciando, vuol dire che ha aspettato troppo a lungo, e non lo ha fatto per te.
    Personalmente, ho lasciato e sono stato lasciato. E nonostante l’unica sostanziale differenza sia che nel primo caso bevi prima e nel secondo dopo, preferisco di gran lunga esser lasciato. E allora ho sempre avuto pietà della straziante goffaggine di chi si accingeva a ficcarmi un pugnale in culo pur non odiandomi, perchè comunque in certi casi tutto lo stilnovo del mondo non migliora il panorama.
    Per me, valgono le parole di Gesù: Fa’ quello che devi fare ma fallo in fretta. Che devo bere.

    • Dovresti aprire un blog in cui ci spieghi il punto di vista degli uomini. Credo che in molte gradirebbero. Per quanto riguarda l’affetto resto del mio parere: un “non ti amo più” è più onesto. E anche chi viene lasciato lo sa benissimo che l’altro non lo odia per niente e che qualcosa è rimasto, il punto è che non è più sufficiente. Fa male, ma ce la si fa. Magari lentamente. Lasciarsi se ci si è amati almeno un po’ non è mai facile. L’affetto, però, lasciamolo per dopo.

  5. Va bene messaggio ricevuto

  6. Aspettiamo il link, dunque.

  7. Occavolo…
    Sono capitata qui dal blog di Bella di Giorno e devo dire che mi piace.
    Cosa mi piace?
    Mi piace la grinta e la chiarezza delle idee.
    Anche il doppio senso, “affetto” e l’affettatrice della foto e’ divertente.
    Mai usato in vita mia, ne’ qualcuno ha mai usato con me, la parola affetto. Mi hanno detto di tutto, ma che provavano affetto, proprio mai.
    Sono fortunata. :-)

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